Dalla valutazione dei rischi
sul lavoro alla prevenzione

Sicurezza 27 mar 2020

Partiamo col dire che il pericolo è un fattore intrinseco ad ogni attività lavorativa: ognuna, secondo le sue caratteristiche specifiche, ha la capacità di causare un possibile danno alle persone, ai lavoratori.
Il rischio è il concetto probabilistico che indica appunto la probabilità che il danno si verifichi.

Quando si procede alla valutazione dei rischi si segue un percorso preciso.
Oltre alla probabilità del rischio, si tiene conto anche della sua entità: questo ci fornisce la dimensione del rischio, che va identificata, misurata e ponderata.
Il rischio viene quindi prima analizzato e poi valutato.
Esiste una vera e propria formula matematica per misurare il rischio, che è R = P x D, dove R è il rischio, P la probabilità del verificarsi delle conseguenze di un pericolo e D è la gravità di tali conseguenze, ovvero il danno ai lavoratori.

La probabilità del verificarsi di eventi che rechino danni è molto variabile ed è definibile tramite queste 4 categorie:
1. Improbabile: la mancanza rilevata può provocare un danno per la concomitanza di più eventi poco probabili indipendenti; non sono noti episodi già verificatisi; il verificarsi del danno susciterebbe incredulità.
2. Poco probabile: la mancanza rilevata può provocare un danno solo in circostanze sfortunate di eventi; sono noti solo rarissimi episodi già verificatisi; il verificarsi del danno ipotizzato susciterebbe grande sorpresa.
3. Probabile: la mancanza rilevata può provocare un danno, anche se in modo automatico o diretto; è noto qualche episodio di cui alla mancanza ha fatto seguire il danno; il verificarsi del danno ipotizzato susciterebbe una moderata sorpresa in azienda.
4. Altamente probabile: esiste una correlazione diretta tra la mancanza rilevata ed il verificarsi del danno ipotizzato per i lavoratori; si sono già verificati danni per la stessa azienda o in aziende simili o in situazioni operative simili; il verificarsi del danno conseguente la mancanza rilevata non susciterebbe alcuno stupore in azienda.

La gravità del danno, invece, viene classificata secondo questa scala:
1. Lieve: infortunio o episodio di esposizione acuta con inabilità rapidamente reversibile; esposizione cronica con effetti rapidamente reversibili.
2. Medio: infortunio o episodio di esposizione acuta con inabilità reversibile; esposizione cronica con effetti reversibili.
3. Grave: infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti di invalidità parziale; esposizione cronica con effetti irreversibili e/o parzialmente invalidanti.
4. Gravissimo: infortunio o episodio di esposizione acuta con effetti letali o di invalidità totale; esposizione cronica con effetti letali e/o totalmente invalidanti.

In base a questi dati è possibile stilare anche una scala di priorità degli interventi volti alla riduzione dei rischi.
Gli interventi devono ridurre il rischio fino a:
Rischio tollerabile: rischio accettato in seguito alla ponderazione del rischio. Il rischio tollerabile è anche detto “rischio non significativo” o “rischio accettabile”. Il rischio tollerabile non dovrebbe richiedere ulteriore trattamento.
Rischio residuo: Rischio rimanente a seguito del trattamento del rischio. Il rischio residuo comprende anche i rischi non identificabili.

Quali sono le azioni di riduzione del rischio? La prevenzione, che agisce riducendo la probabilità di accadimento e la protezione, che agisce diminuendo la gravità del danno.

La prevenzione
Le misure di prevenzione sono di tipo strutturale o organizzativo, come:
• L'informazione, la formazione e l'addestramento dei lavoratori;
• La progettazione, costruzione e corretto utilizzo di ambienti, strutture, macchine, attrezzature e impianti;
• L'evitare situazioni di pericolo che possano determinare un danno probabile;
• L'adozione di comportamenti e procedure operative adeguate.

La protezione
È la difesa contro ciò che potrebbe recare danno, l’elemento che si interpone tra qualcuno che può subire un danno e ciò che lo può causare.
• La protezione attiva è quella che gli stessi operatori devono attivare – estintori, arresti di emergenza – e indossare – caschi e scarpe.
• La protezione passiva interviene anche senza il comando umano – impianto di rilevazione incendio.

Nel Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, oltre a tener conto di questi calcoli sul rischio, di identificazione, misurazione e ponderazione, è di assoluta centralità la garanzia delle tutele in un ambiente di lavoro.
Il Testo Unico rappresenta un vero e proprio sistema di gestione e prevede anche una serie di rischi che la normativa precedente indicava solo come orientamenti applicativi, come ad esempio i rischi da stress e quelli riguardanti gruppi di lavoratori a particolare vulnerabilità.
Si tratta di un chiaro riconoscimento dell’ampiezza del campo di applicazione dei diritti di tutela dei lavoratori, già sancito dall’art. 2087 del Codice Civile, che pone come obbiettivo la salvaguardia dell’”integrità fisica e la personalità morale” dei lavoratori e implicito anche nella definizione di salute fornita dallo stesso D.Lgs. 81/08: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un'assenza di malattia o d'infermità.

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