G20
Più investimenti fossili

News 27 mar 2020

Da anni ormai la produzione di energia è un tema centrale del dibattito politico, sociale ed economico soprattutto dei Paesi maggiormente industrializzati.
Produzione di energia, fonti energetiche e tutela dell’ambiente sono argomenti che vanno di pari passo.
Nonostante gli sforzi compiuti da tanti Paesi e da tante organizzazioni, dobbiamo ammettere che la strada da fare sia ancora tanta.
E se analizziamo i dati raccolti da Oil Change International possiamo anche capire meglio il perché.
Gli analisti di questo team di esperti hanno rilevato che esiste un meccanismo – che potremmo definire perverso, malato – che gli Stati del G20 adottano per aggirare l’accordo di Parigi.
Per capire meglio l’entità e la gravità della situazione, partiamo col dire cosa sia il G20.

Che cos’è il G20?
Il G20 è il forum dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali, creato per favorire l'internazionalità economica e la concertazione tenendo conto delle nuove economie in sviluppo.
I Paesi Membri del G20, rappresentati dai Ministri finanziari e dai Governatori delle Banche Centrali sono: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Turchia, Regno Unito e Unione Europea, che è rappresentata dal Presidente del Consiglio d’Europa e dal Presidente della BCE.
I Paesi Membri rappresentano circa il 90% del PIL mondiale, l’80% del commercio mondiale, il 66% della popolazione mondiale e l’84% delle emissioni di gas serra derivanti dall’uso di fonti fossili di energia.

Come fanno i Paesi del G20 ad aggirare l’accorso di Parigi?
Gli stati appartenenti al gruppo dei G20 spendono ogni anno circa 30 miliardi di dollari in investimenti fossili, vale a dire progetti legati all’uso di petrolio, gas e carbone. Il finanziamento avviene attraverso istituti finanziari sostenuti dai diversi governi e, nello specifico, tramite le agenzie di credito all’esportazione – ECA, che forniscono ai combustibili fossili delle cifre dieci volte superiori a quelle investite in programmi di energia rinnovabile.
Le ECA sono enti pubblici che forniscono prestiti e assicurazioni garantiti dal governo alle imprese estere. La funzione di queste ECA, che sono istituzioni di finanza pubblica, è quello di supportare i governi a perseguire strategie commerciali. Le loro risorse provengono, dunque, dalle casse pubbliche, sono quindi supportate dai governi e il loro rating del credito è molto più alto e il valore di garanzia è più elevato.
Come è possibile che le finanze pubbliche dei Paesi G20 possano finanziare progetti di questo tipo? Ai sensi dell’accordo di Parigi, le emissioni di questi progetti non contano come parte dell’impronta di carbonio delle nazioni donatrici.
In questo caso, poco conta che la strategia possa essere di natura discutibile a livello ambientale e che vada contro quelle che sono le reali necessità del Pianeta: si agisce inseguendo un unico scopo, il profitto. D’altra parte, se la domanda energetica aumenta sempre di anno in anno, le fonti energetiche fossili sono una risposta rapida e redditizia per molti.

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