INTERVISTA YURI CARDINI

Luglio 2002 – luglio 2022: Pitagora festeggia i suoi primi 20 anni. Ripercorriamo la sua storia in poche istantanee?

YURI CARDINI: Ripercorrere la storia di Pitagora in poche istantanee non è facile, perché in questi vent’anni la Società ha vissuto un percorso di crescita molto importante; ci sono stati alcuni passi che hanno portato all’evoluzione del personale, altri che hanno portato all’evoluzione nella tipologia di servizi che abbiamo offerto ai nostri clienti. Quelli che però possiamo probabilmente definire come i passi fondamentali riguardano la gestione dei territori: siamo partiti nel 2002 dal nostro territorio principale, quello da cui veniamo, ovvero la Valdichiana, con la sede di Montepulciano. Nel 2007 ci siamo pian piano consolidati nell’area valdelsana, aprendo l’ufficio di Colle di Val d’elsa, per poi affacciarci, cinque anni dopo, sull’area fiorentina, dapprima con una sede a Prato e poi con quella attuale di Firenze. La struttura di evoluzione di questi vent’anni va dunque a ripercorrere la territorialità della nostra azienda, da sempre in espansione verso territori differenti.

Facciamo un salto indietro nel tempo: qual è il tuo primo ricordo?

YURI CARDINI: Il primo ricordo che ho della Società è sicuramente lo studio del Notaio Serravezza, quel 17 luglio del 2002 in cui ci siamo ritrovati a stipulare l’atto societario. Da lì è partita una cavalcata che fino a oggi ci ha dato tante soddisfazioni. Ciò è stato soprattutto possibile grazie al Socio più anziano ed esperto, Mario Laera, che ha dato la sua egida e protezione a noi che eravamo poco più che ragazzini. Il ricordo che rimarrà per me sempre indelebile è perciò quello della fondazione della nostra Società.

In questi venti anni di attività, come si è trasformato il settore della sicurezza sul lavoro?

YURI CARDINI: Quella del settore della sicurezza sul lavoro è stata principalmente una trasformazione normativa: quando abbiamo iniziato l’attività, era in vigore il D.Lgs. 626 del 1994, poi è sopravvenuto il decreto 81/2008. Con quest’ultimo è cambiata l’attività di gestione della sicurezza sul lavoro, poiché si è spostata sulla responsabilità solidale delle imprese, piuttosto che su controlli strutturati da parte dello Stato. L’evoluzione è stata quindi legata all’attuazione di sistemi di autocontrollo e gestionali mirati a responsabilizzare sempre più le dirigenze aziendali, e a far sì che la sicurezza non solo venisse vista come un punto di investimento iniziale, ma che fosse regimata nello stato di controllo all’interno dell’azienda stessa.

Cosa vorresti dire a tutte le persone che in questo momento stanno condividendo un pezzetto della loro vita professionale con te?

YURI CARDINI: A tutti i miei Soci e colleghi, vorrei dire di non smettere mai di credere nell’innovazione e, fino a quando questo sarà il nostro punto di visione politica, di avere fiducia in questa linea di azione. Vorrei infine dire di continuare a seguire le evoluzioni normative, per poter soddisfare le nuove esigenze del mercato e delle aziende, che sono i nostri primi clienti.

Come vedi Pitagora nel futuro? Quali sono gli obiettivi che speri verranno raggiunti?

YURI CARDINI: Il futuro di Pitagora lo vedo come il consolidamento di un’azienda che fino a oggi ha strutturato tanti servizi sul territorio, e che sono suddivisi fondamentalmente in tre categorie: quella di natura progettuale, da cui siamo venuti e che rimane tuttora un perno importante della nostra attività, di natura consulenziale - dalla sicurezza all’ambiente, dall’igiene degli alimenti e a tutto quello che è necessario per un’azienda, e quella di natura certificativa, ovvero relativa ai sistemi gestionali, la finanza agevolata e le misure di agevolazione fiscale.

Ultima domanda: tante cose cambiano in 20 anni, ma cosa ti dà ancora soddisfazione “come il primo giorno”?

YURI CARDINI: Ciò che mi dà ancora soddisfazione come il primo giorno è probabilmente la cosa più difficile, ovvero il desiderio di innovazione. In questi vent’anni mi sono ritrovato a essere un progettista, un consulente, un formatore, e di evolvermi pertanto di pari passo con il mercato e le esigenze tecniche delle aziende. È chiaro che è molto difficile e impegnativo, perché vuol dire mettersi continuamente in gioco, però forse è proprio questo il bello del nostro lavoro.

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