Rischio chimico
Sui luoghi di lavoro

Sicurezza 13 dic 2019

Il rischio chimico riguarda molte attività, molte di più di quanto si potrebbe pensare. Non si parla di rischio chimico, infatti, nei soli casi di attività che si occupano di produzione e sintesi di prodotti chimici, oppure di laboratori di ricerca e di ospedali, in cui vengono manipolati e conservati reagenti e soluzioni utilizzate per le terapie e le analisi.
Sono infatti “agenti chimici” tantissime sostanze che vengono usate comunemente e quotidianamente nelle più svariate attività lavorative: sono agenti chimici, ad esempio, i prodotti per la pulizia e per la disinfezione, quelli per la stampa e anche quelli per la conservazione degli alimenti.
Vista la grande diffusione di sostanze chimiche nei più disparati luoghi di lavoro, si capisce bene quanto il rischio chimico sia diffuso, ovvero quante attività e quanti lavoratori vi siano esposti.

Proprio per questa enorme diffusione si è resa necessaria una classificazione degli agenti chimici, che comincia con una prima macro-distinzione:
• gli agenti con proprietà pericolose di tipo chimico-fisico, a loro volta declinati in agenti infiammabili, esplosivi, comburenti e corrosivi;
• gli agenti con proprietà tossicologiche, ulteriormente distinti a loro volta in sostanze nocive, sensibilizzanti, irritanti, tossiche, teratogene e cancerogene.
Se generalmente l’esposizione accidentale e non adeguatamente controllata agli agenti della prima categoria genera un infortunio, l’esposizione ad agenti della seconda genera una malattia professionale.

Un primo strumento per l’immediata valutazione della pericolosità di un prodotto chimico è costituito dall’etichettatura: tramite il nuovo sistema di etichettatura in vigore da giugno 2015, la pericolosità di un agente chimico può venir individuata ad un primo sguardo grazie a nove diversi pittogrammi di rischio, ognuno dei quali illustra una tipologia di pericolo associata alle proprietà intrinseche della sostanza.

La normativa
La normativa italiana che riguarda tutti gli aspetti della valutazione del Rischio Chimico, applicata ai luoghi di lavoro, è rintracciabile nel Titolo IX del D.Lgs 81/08, e si articola su tre Capi principali:
• Capo I – Protezione da agenti chimici;
• Capo II – Protezione da agenti Cancerogeni e Mutageni;
• Capo III – Protezione da rischi connessi all’amianto.
A livello europeo, invece, le normative sono:
• il Regolamento – CE – n.1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 (REACH, Registration, Evaluation, Authorization of Chemicals);
• il Regolamento – CE – n. 1272/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 – CLP – Classification Labelling Packaging – ai quali fanno riferimento ulteriori recenti documenti emessi dalla Commissione Consultiva permanente in materia di Valutazione del Rischio chimico e che illustrano nel dettaglio le linee guida per effettuare correttamente la valutazione, riconosciute a livello italiano ed in armonia con quanto definito dalla comunità Europea.

Valutazione del rischio chimico
Il processo di valutazione del Rischio da esposizione ad agenti chimici si articola su tre fasi fondamentali:
1. Valutazione del pericolo. Alla base vi è un’attenta e scrupolosa analisi della Scheda di Sicurezza del prodotto, in cui sono elencate e descritte tutte le proprietà intrinseche di pericolo della sostanza oggetto della valutazione.
2. Valutazione dell’esposizione. Deve tenere conto delle modalità attraverso la quale i lavoratori esposti possono entrare in contatto con la sostanza, della frequenza di utilizzo, della quantità massima e di valutazioni ambientali e rilevazioni biologiche volte a caratterizzare la presenza della sostanza nell’ambiente di lavoro e/o l’assorbimento nell’organismo.
3. Caratterizzazione del rischio. Sulla base dei risultati emersi dalle due fasi precedenti il Datore di Lavoro elabora una serie di misure preventive, protettive e di sorveglianza sanitaria, rivolte a eliminare o ridurre, la possibilità di esposizione alla sostanza nell’ambito dello scenario lavorativo analizzato, e in parallelo a monitorarne la presenza e la diffusione.

Prevenzione e protezione
La prevenzione parte sempre dall’informazione e quindi da una corretta e accurata formazione dei lavoratori, nonché da una adeguata organizzazione dei processi lavorativi, di cui fa parte anche l’adozione di procedure aziendali che definiscano le modalità di manipolazione, conservazione, smaltimento delle sostanze chimiche utilizzate e la relativa gestione delle emergenze.
Per quanto riguarda la protezione, le prime misure da prendere in considerazione sono quelle collettive, come, ad esempio, i sistemi di aspirazione centralizzata; in secondo luogo, quando le prime non siano tecnicamente applicabili o non adeguatamente efficaci, si ricorre ai Dispositivi di Protezione Individuale – DPI, come ad esempio respiratori e maschere con filtri studiati in considerazione delle sostanze da cui devono proteggere, visiere e occhiali protettivi, guanti e indumenti con diverso grado di resistenza all’azione degli agenti corrosivi.

La presenza del Rischio Chimico prevede l’obbligo della nomina, da parte del datore di lavoro, del Medico Competente, che ha il compito di elaborare il protocollo di sorveglianza sanitaria. Le indagini e le visite mediche vengono svolte periodicamente – la frequenza minima stabilita dalla legge è una volta ogni dodici mesi.

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