Virus e ambiente
Il legame fra lo sfruttamento ambientale e la diffusione dei virus

News 06 apr 2020

La situazione di emergenza attuale che stiamo vivendo a causa della pandemia provocata dal Coronavirus ha portato la comunità scientifica a chiedersi se la diffusione sempre più frequente di virus di questa portata sia, in un modo o nell’altro, collegata alle attività umane e la risposta, purtroppo, è: sì.
A dire la verità, questa riflessione non è nuovissima di questi ultimi giorni, è anzi la conferma di quanto già ipotizzato in un passato relativamente recente, in occasione della diffusione di altri grandi e gravi epidemie da virus, quali Ebola, Sars e H1N1, ad esempio.
Questo perché le malattie generate dalla diffusione di questo tipo di virus ha una radice comune, ovvero la diffusione animale: il 70% delle EID, Emerging Infectious Diseases, ovvero delle malattie infettive emergenti, deriva da un’interazione più o meno diretta fra animali selvatici, animali addomesticati e uomo. È infatti l’azione dell’uomo sull’ambiente e sugli animali a determinare le condizioni favorevoli allo sviluppo e alla diffusione di questi virus.

Quali sono i fattori che possono scatenare o aggravare la diffusione di virus capaci di generare epidemie e pandemie?

• Le alte densità di popolazione delle aree urbane
: un numero sempre maggiore di esseri umani concentrati in aree ristrette può certamente favorire i contagi. In passato ci si ammalava di meno e questo è dovuto anche al fatto che, tranne rari casi, la densità di popolazione nei centri abitati era decisamente più bassa, essendo la popolazione dislocata perlopiù in piccoli e medi centri urbani e nelle campagne.

• La grande facilità dei collegamenti internazionali fa sì che ogni giorno si spostino agevolmente e rapidamente milioni esseri umani in tutto il mondo, accompagnati dal loro corredo microbico.

• Legame diretto fra inquinamento e virus: è proprio di questi ultimi giorni l’osservazione, ancora da verificare nel dettaglio, del legame che c’è fra le particelle di condensazione atmosferiche e i virus. Le zone del mondo maggiormente colpite dal Coronavirus sono, infatti, la provincia di Hubei in Cina e la Pianura Padana in Italia, rispettivamente le aree dell’Asia e dell’Europa con una qualità ambientale e dell’aria pessima. Non sono ancora disponibili studi che provino certamente questo legame, ma un nesso pare esserci sicuramente.

inquinamento

• I cambiamenti dell’uso del suolo, la deforestazione e gli allevamenti intensivi modificano drasticamente gli equilibri fra ambiente, fauna selvatica, fauna domestica e uomo. Questi sconvolgimenti a favore del profitto generano squilibri che spesso si manifestano proprio tramite la diffusione di malattie: ad esempio, il disboscamento delle foreste per favorire le monocolture o gli allevamenti intensivi hanno portato l’uomo e gli animali addomesticati in stretto contatto con l’habitat naturale della fauna selvatica, depredata del suo ambiente naturale e naturalmente portatrice di determinati patogeni. Così avviene il contatto fra fauna selvatica e fauna addomesticata e fra fauna selvatica e uomo, con annessa trasmissione di eventuali virus.

• Il commercio illegale della fauna selvatica è un altro fattore da non sottovalutare. Molte specie selvatiche sono protagoniste di un ampio commercio illegale legato ai più svariati motivi: ad esempio, molti animali, in Oriente, sono particolarmente ricercati per le proprietà curative che vengono attribuite ad alcune parti del loro corpo. È per questo che esiste una florida attività di caccia e contrabbando di animali selvatici. Rientra fra questi anche il pangolino, un innocuo mammifero, le cui scaglie fatte di cheratina sono un ricercatissimo ingrediente della medicina orientale, ma il cui commercio è da anni illegale. E proprio nel pangolino sono state individuate tracce del genoma del virus, che si ipotizza essersi sviluppato originariamente nei pipistrelli, che è in pratica identico al Coronavirus che sta infettando gli umani.

• Il cambiamento climatico: ricordiamo che il cambiamento climatico è responsabile accertato della diffusione di malattie come la malaria, la dengue e la febbre gialla; un clima impazzito favorisce l’incubazione delle uova delle zanzare portatrici di queste malattie, che, oltretutto, si riproducono a ritmi più serrati e si stanno diffondendo anche per migliaia di chilometri dai luoghi “originari”.

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